Luglio si è preso la terra ricoprendola di un velo di polvere. Con il sole della sera l’erba sulle colline si fa d’amaranto e d’orzo, uno sferragliare arido di cicale. Tutto riflette il proprio colore, posa il suo spettro addosso a ciò che gli è vicino come in un dialogo di luci. La sommità delle piante si affatica a resistere in aria e, assuefatta di sole, piange ombra dentro i boschi di faggi, nei rari sentieri che rimangono aperti sotto ai cerri dalle foglie verdi e nere. 

Luglio si è preso tutta la notte che poteva, spingendosi così in là che la dinamica dell’alternanza sembra sul punto di esaurirsi. Eppure, ogni sera, le montagne hanno la meglio. Sagge, con cautela, inghiottono il sole nel gorgo enorme che dorme alle loro spalle: un’altra vallata nascosta dentro la quale sentirsi stretti da un abbraccio. La polvere allora si assorbe, il croccare dei passi sulla ghiaia rimesta i sassi e il suono che intorno si compone. È il delirio del respiro, la riconquista dell’aria. 

S’innesta dunque un pensiero diffuso, rasserenante e grandioso. Luglio si è preso tutti i secondi possibili, perfino bevendo l’acqua nelle vene nascoste della terra; ha incocciato la sua fronte dura contro lo spavento che nasce tra le cose realizzate a metà; si è spinto oltre e ha depositato tracce di sé dentro il movimento involontario delle anime. 

Chi guarda luglio arrivare e andarsene scopre una dichiarazione d’amore: tutto è ancora possibile, anche il dolore è solo di passaggio. 

***

Foto mia, Spoleto – Luglio, 2021

 

Saverio Mariani

Author Saverio Mariani

Laureato in Filosofia ha svolto ricerca a Macerata, Napoli e Roma, salvo tornare sempre nella sua Umbria dove c'è il silenzio giusto per suonare le sue chitarre. Ha scritto saggi per riviste scientifiche, un libro su Bergson (ETS, Pisa 2018), alcuni racconti usciti su Minima&Moralia e varie altre cose. Sua madre dice che compra troppi libri, per l'Istat è un lettore forte.

More posts by Saverio Mariani

Leave a Reply