Lui aveva sempre trovato interessante quella fetta di persone che si ritrova, per un motivo o per un altro, sempre dalla parte giusta. Un universo tutt’altro che silente, capace di trovare sentenze a buon mercato per ogni questione e soprattutto così eterogeneo da non essere d’accordo nemmeno con se stesso. Non che l’avere il dubbio nel DNA sia una cosa negativa, ma è certo impressionante – pensava lui – questa sicurezza che non traballa mai. I loro gomiti sono sempre alzati, impegnati a gesticolare e rendere chiare le parole, i concetti, le idee; è così difficile, del resto, restare ad ascoltare più di quello che già facciamo.

Delle verità su tutto e della loro sicumera, lui mi parlava quasi con disillusione e stanchezza, con la velata malinconia di chi è stato sconfitto fin dal primo incontro. Lui, semplicemente, non aveva un’opinione su tutto, anzi, dubitava così fortemente delle poche risposte date, che era imbarazzante doversi porre delle nuove domande. Era davvero una scortesia chiedergli cosa ne pensi?. Non è così facile, diceva lui. Ma già questa prima indecisione lo poneva sul banco degli imputati; anche lui era uno di quelli che non ha le idee chiare, o forse ha qualcosa da nascondere, o forse ancora sta nascondendo già qualcosa. Cazzo, ce la dovrai avere una cazzo di opinione in merito!, gli dicevano. E lui le braccia le allargava, quasi a voler muovere l’aria.

Attraverso il fluido che lo sovrastava lui guardava gli ermellini sicuri e comprensivi, ma irreprensibili. Tutti devono avere una propria idea, nessuno si senta escluso, eppure la mia opinione è così più ponderata, così più casta e bella. Splende, dicevano loro.

E lui navigava nell’incertezza, un’angoscia riluttante che inibisce ogni azione. Lui, che in realtà di opinioni ne aveva. Erano pur sempre opinioni però, mica “i loro” dogmi indiscutibili. Con le opinioni non si costruiscono fortezze, piuttosto si abbelliscono pareti e si forgiano le porte d’ingresso. Lui rimaneva sempre alla porta, distratto e interessato dalle certezze degli altri.

Lui e loro, io e gli altri. Mai una volta che si fossero detti noi.

Saverio Mariani

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