È da circa un anno e mezzo che sono un abbonato a Netflix, la famosa piattaforma online attraverso la quale è possibile vedere un’infinità di film, serie tv e documentari. In pratica: dal computer (o molto più comodamente dall’applicazione sul tuo smartphone) puoi accedere, quando vuoi e come preferisci, ad una quantità tendente ad infinito di prodotti audiovisivi, e così poi gustarteli dal tuo divano, o dal sedile di un treno.

Personalmente, attraverso una Chromecast, condivido quei contenuti sulla mia TV e riesco a vedermi delle serie tv spettacolari, così come dei film capolavori, in HD, all’orario che preferisco, senza interruzioni pubblicitarie e con la possibilità di mettere stop per andarmi a preparare una fetta di pane e Nutella.

È un po’ lo stesso concetto della musica in streaming su Spotify, o della enorme libreria on demand di SkyGo. Una comodità, viene immediatamente da dire. Sì, ribatte l’altro, ma anche una modalità di costrizione, in un certo qual modo, ovvero: vedi solo quello di cui Netflix, o SkyGo (ma esistono altre piattaforme tipo Infinity, o quella di Amazon) possiedono i diritti e intendono farti vedere. Un’obiezione comprensibile, ma secondo me per lo più sciocca.

Infatti, una diffusione così massiccia dell’audiovisivo non c’è mai stata. Tale distribuzione personalizzata, non solo ci dà la possibilità di vedere cose all’orario che vogliamo e come vogliamo, ma permette anche di ripescare vecchi capolavori che magari una programmazione televisiva – attenta allo share e stretta entro le esigenze pubblicitarie – non contempla, o mette in onda ad orari assurdi.

Faccio questa riflessione non a caso, perché qualche giorno fa (il 7 febbraio, giorno in cui iniziava #Sanremo2017), Claudio Caligari avrebbe compiuto 65 anni, e RaiMovie metteva in onda i suoi due primi film, Amore tossico e a seguire L’odore della notte. (O il contrario, non ricordo. Ma poco importa.) Il primo iniziava intorno a mezzanotte, l’altro un paio d’ore dopo. Orari molto difficili per guardare due capolavori assoluti del cinema italiano – ma anche per guardare, che so io, il Super Bowl!

L’ultimo film di Caligari, uscito nel 2015, è Non essere cattivo (di cui detiene i diritti Sky, e che trovate nel suo ondemand) con Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Un film pazzesco, che dire solo bello è fargli un torto. Un film di una profondità assoluta, struggente come poche altre cose.

Ebbene, tutto questo per dire che grazie a questa coincidenza, ho finalmente spulciato all’interno della nuova piattaforma voluta dal DG della Rai Campo Dall’Orto, RaiPlay. Oltre a un’infinita riproposizione delle vicende canore del paese dei fiori, vi è tutto l’archivio dei film che vanno in programmazione sui numerosi canali Rai. E qui, trovo Amore tossico. Così, aperto. Disponibile online a qualsiasi ora, senza necessità di fare un abbonamento, un’iscrizione ad una dannata newsletter. Niente.

E allora me lo riguardo pensando a quanto aveva da dire Claudio Caligari. Pensando anche che lo streaming non salva solo le serate degli universitari che seguono in siti pirata, pieni di virus e pubblicità su come farti allungare il pene, ma salva anche tutta la produzione cinematografica tenendola non in un semplice archivio, ma dandole vita in continuazione. Rendendola disponibile ad ogni istante, per chiunque abbia la voglia di fruirla.

E allora, se dovemo svordà – come si dice in Amore tossico, e poi nell’autocitazione meravigliosa contenuta in Non essere cattivo –, la sfida sta nel rendere lo streaming, le piattaforme dinamiche di cui sopra, anche un’attrazione e un volano per il cinema indipendente, per la musica emergente, che non rientrano nei canoni della grande distribuzione e produzione. Altro che “modalità di costrizione”.

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Saverio Mariani

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