Caro amico lettore,
è un po’ che non ti scrivo.

Qualche giorno fa pensavo al fatto che tutto ha un passato, e appena ho pensato a questa cosa mi sono riletto ciò che finora ti ho scritto. Ci ho riflettuto dopo che in un film che stavo guardando sul divano di casa, si ricordava uno dei capisaldi della fisica: niente si distrugge, nulla si crea, tutto si trasforma. In altre parole, tutto quello che c’è, nelle sue parti essenziali e minuscole, si mescola e diventa altro. L’incontro con altre parti minuscole genera novità: nuovi elementi che sono tali perché hanno in sé la storia di tutti gli elementi di cui sono composti.

“Eh bella scoperta” mi dirai, come al solito, beffardo e infelice delle mie intuizioni.

In effetti è una cosa che ho sempre saputo e considerato, ben prima di leggere Materia e memoria di Bergson. Lì si dice che la materia è memoria, cioè è il condensato di storie parallele che salgono l’una sull’altra. I piani, ovviamente, non sono poi più distinguibili; ad un certo punto tutto è sopra, tutto è sotto. Non esiste più un centro.

Tutto ha un passato significa anche che tutto quello che è adesso – ed io posso osservare il mondo solo mentre cambia – è il frutto di ciò che è stato, la somma di tante parti interconnesse l’una all’altra.

Io sono ciò che sono stato, e molto di più.

Quel molto di più è ciò che non deve farci rimanere agganciati al passato, pensavo, ma spingerci in avanti. Bergson me lo ha insegnato. E poi mi ha insegnato che, in effetti, la guerra – una volta scoppiata -, a ritroso, appare evidentemente come necessaria, inevitabile. Davanti tutto è, almeno sembra, indefinito per quanto delineato; chiaro per quanto mutevole.

Gli opposti si scontrano e danno vita al movimento.

Ciò che le parti di cui sei fatto si portano appresso, dunque, non sono mica un peso: sono semplicemente l’essenza profonda di quello che sei. Scrive Philip Roth: «No, la propria storia non è una pelle di cui ci si possa spogliare: non le scappi, fa parte del tuo corpo e del tuo sangue. E continui a raccontarla finché campi, questa storia venata dei temi della tua vita, questa storia sempre ricorrente che al tempo stesso è una tua invenzione e l’invenzione di te» (Philip Roth, L’orgia di Praga).

Nulla si crea, nulla si distrugge, caro amico. Tutto si mescola e ingarbuglia inevitabilmente. Muoversi fra questa mescolanza di elementi, pensavo – seduto sul divano, mentre il film andava avanti e i miei occhi lo guardavano distrattamente – nel tentativo di tracciare la storia di ognuno, è l’unico modo che conosciamo per evitare di perderci.

[Soundtrack]

Periphescence 
Glowworm (YouTube)

(L’immagine è un particolare della copertina del disco di Glowworm che contiene il brano Periphescence.)

Saverio Mariani

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